Visualizzazione post con etichetta Comic - Soon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Comic - Soon. Mostra tutti i post

martedì 17 febbraio 2009

El Italiano - Patricio Valladares - Curriculum



La paura e l'orrore tra film e fumetti. Si tratta di uguali sensazioni o bisogna individuare distinzioni meglio accorte, specialmente se relazionate ai procedimenti tecnici, per quanto affini senz'altro differenziati, di questi due media?

Da un tale punto di vista ha senso l'ipotesi secondo cui la costruzione artificiale di una sensazione di paura è possibile in modo autentico soltanto nel cinema. Per il fumetto la paura appare invece un' emozione limite, a differenza dell'orrore che sembra quasi scaturire in modo diretto dall'ingigantirsi dell'immagine nella sua apparente stasi.

La paura provocata nello spettatore al cinema trova la sua sorgente nell'insopprimibile cornice che racchiude la visione filmica, nei confini del campo. Lo sguardo percorre e coglie lo spazio definito dall'inquadratura e vi sintonizza la percezione di un tempo ritagliato dalla suggestioni delle immagini o, anche, dalla durata di una singola immagine mobile e variabile. Ma oltre il limite della quadratura del campo che inscrive la visione, non è concesso allo sguardo dello spettatore avere garanzie di assoluto controllo di ciò che vi dimora. Questa imprevedibilità, totale o parziale, è la sede autentica della paura.

L'orrore nel cinema, si determina invece quando questa variazione dinamica rallenta, quando l'immagine cinematica induce lo sguardo a fissarsi in concentrazione o a rallentarsi in un'allucinazione. Nell'orrore, la paura cambia, si tramuta nella verificata constatazione di una inaccettabile realtà che sta per toccarci da vicino, prossima a penetrare nel nostro corpo, a trasformare la nostra più profonda soggettività. L'orrore è l'addossarsi insostenibile della assurdità del reale, che toglie ogni possibilità di salvezza. L'orrore comporta una stazione di fermata per lo sguardo, che non può sottrarsi alla fissazione dell'evento indesiderato.

Nel fumetto, campo e fuoricampo trovano sede e vita nello sguardo. Collegando e sancendo la continuità tra i disegni fissi di ciascuna vignetta, lo sguardo decide da sé quando assumere, dinamicamente, nella zona della visibilità l'oltre che sta per venire dalla vignetta successiva. Allo sguardo di un lettore di fumetti la paura risulta un'emozione filtrata soltanto dal disegno dell'orrore. La fissità orrorifica su cui lo sguardo si aggancia scopre una diversa sorgente della paura.

Andrea Cavaletto ha il merito di aver portato in Italia un gioiellino sanguinoso e perverso del fumetto cileno El Italiano, un antologico che riunisce alcuni degli autori di comix più estremi della scena underground sudamericana, riuniti per narrare le gesta di El Italiano, killer a pagamento, sadico e malvagio, creato dalla mente malata di Patricio Valladares, autore e regista del piccolo film culto Curriculum (vedi trailer del video allegato se hai più di 18 anni).

Storie forti, sanguinose, sadiche, provocanti e provocatorie. Storie di necrofili, pedofili, serial killer, pervertiti sessuali. Storie fredde e ciniche che offrono un impietoso spaccato dei tempi bui in cui viviamo. Storie che mostrano un sudamerica pericoloso e folle, dove è meglio non camminare da soli.





NICOLA PESCE EDITORE - COLLANA HORROR
EL ITALIANO
di Patricio Valladares
a cura di Andrea Cavaletto
Storie e disegni di Andrea Cavaletto, Patricio Valladares,
Evelyn Belmar, Rodrigo Diaz Ricci, Miricioman, Caoz, Moz
80 pg. - 24x17 - b/n - 7 euro - LETTORI MATURI

Fantascienza






Individuare le forme del fantastico come un osservatorio privilegiato delle dinamiche sociali è un grosso merito!

I racconti del fantastico rivelano un enorme potenziale informativo e simbolico che non occulta le dinamiche profonde dell'industria culturale, ma invece le rende manifeste!

La fantascienza, genere apparso piuttosto tardi sulla scena dei consumi culturali di massa e tuttavia capace di restituirne i conflitti - uomo/macchina, natura/artificio, individuo/massa - con una funzionalità paragonabile a quella dei racconti mitici è uno dei luoghi in cui con maggior frequenza si accendono le mitologie contemporanee, consentendoci di comprendere il quadro del mutamento sociale con un anticipo sensibile sulla maggior parte dei contributi sociologici.

D'altro canto, la science fiction - incarnazione estrema del fantastico nell'età del positivismo e delle sue derive tecnologiche - è anche il luogo in cui costantemente si ridefiniscono le modalità dell'immaginario industriale e di massa. La fantascienza è un metagenere che, rescrivendoli, contiene e riattiva tutti gli altri, ma soprattutto è un orizzonte narrativo che consente di riattualizzare i temi e le figure basiche del Mito, riorganizzandone i segni in modo da restituire il senso del presente attraverso la sensazione del futuro.

Ritroviamo in essa, fin dalla germinalità dello scientific romance e prima ancora del gothic, ciò che altrove viene rimosso o traslato: le figurazioni fondamentali della morte e dell'eros, la costellazione di conflitti fra tradizione ed innovazione, le domande ritualmente depositate nella sfera del sacro.

Nelle sue diverse traduzioni all'interno del sistema mediale, che si tratti di cinema o fumetto, letteratura o illustrazione, la science fiction - più e meglio degli altri generi narrativi - costituisce uno spazio di dicibilità in cui ciò che è celato si rende evidente.

La comprensione storica delle dinamiche della produzione culturale nell'età industriale è indispensabile ad affrontare il presente, sia che si ponga in un'ottica antagonista verso l'industria culturale, sia che ci si muova per "farla"

giovedì 11 dicembre 2008

Gianluca Maconi: Viaggio Verso Occidente -Monkey Business-




Premetto che ciò che sto per scrivere non è una recensione, ma solo la mia opinione, o meglio ciò che mi ha ispirato la lettura di Viaggio Verso Occidente.

Monkey Business non è un fumetto, è IL fumetto!

Leggendolo si percepiscono tutte le caratteristiche fondamentali del medium, così come Hugo Pratt, Will Eisner e Scott McCloud ce le hanno insegnate.

Monkey Business è letteratura disegnata perché evidenzia l'elemento costitutivo del fumetto: la narrazione.
Gianluca Maconi ci racconta la storia di un personaggio che non è un personaggio qualsiasi ma: lo scimmiotto consapevole del vuoto di nascita celeste che viene dal monte dei fiori e dei frutti, sovrano del popolo delle scimmie ( :D )!!! alias Sun Wu K'ung (in Cina), alias Son Goku (in Giappone).
Lo scimmiotto è il protagonista della mitologia popolare cinese e giapponese e la sua influenza sulla cultura e sulle tradizioni popolari asiatiche è di notevolissima importanza, ma giunge in occidente grazie soprattutto alle tantissime trasposizioni animate ad esso ispirate. La Goldrake generation (della quale Maconi fa parte) ha subito il fascino di serie animate come Monkey di Osamu Tezuka, Starzinger di Leji Matsumoto e Dragon Ball di Akira Toriyama solo per citare i più celebri rifacimenti animati scimmiotteschi.

Monkey Business è Arte Sequenziale
perché lascia al lettore libera interpretazione.
Il lettore non legge solo parole, ma decodifica anche i simboli, le immagini, gli schemi accedendo a diversi livelli di lettura che a loro volta attivano sentimenti e reazioni. L'opera di Maconi può apparire divertente piuttosto che impegnata, profonda piuttosto che superficiale, colta piuttosto che popolare.

Monkey Business è comunicazione che produce reazione estetica nel lettore perché in esso parole e disegni hanno capacità di raccontare storie. Gianluca Maconi riesce con disarmante semplicità a rendere vivo il suo scimmiotto, grazie ad un disegno che lui stesso definisce grottesco ed ingenuo come lo spirito anarchico e giocoso del protagonista del romanzo.
Ma non è tutto.
Con la scelta di un linguaggio fatto di giochi di parole, atteggiamenti e comportamenti assolutamente post-moderni, cioé di una generazione che vive e cresce nel terzo millennio, l'autore fa sì che la sua opera sia piacevolmente fruibile da tutti ma anche generatrice di quel meccanismo alchemico che unisce antico (Viaggi in Occidente è del 1570) e post-moderno, tradizione ed innovazione, religione e processo di secolarizzazione.

Cosa aggiungere se non correte a comprarlo????

lunedì 8 dicembre 2008

Alberto Ponticelli presenta: Blatta!



Premetto che ciò che sto per scrivere non è una recensione, ma solo la mia opinione, o meglio ciò che mi ha ispirato la lettura di Blatta.

Alberto Ponticelli non smette mai di stupire. Lo conoscevo come grandissimo disegnatore, lo riscopro come impegnatissimo autore completo.
Ho letto Blatta in una piovosa notte di novembre, a letto, illuminato da una fioca luce da 30w...e più leggevo più la mia mente elaborava pensieri non sempre lucidi.

Karl Marx, Georg Simmel, Philip Dick affollavano le mie visioni...

Alienazione. Ideologia. Materialismo storico. Coscienza di sé. Uomo Blasé. Fantascienza.

Perché?

Tutto ha inizio in una claustrofobica stanza/cella nella quale un uomo "vive" la sua quotidianità, o meglio ha accettato di vivere il suo simulacro di vita! Ogni giorno è uguale al precedente, ogni azione (svegliarsi, mangiare, lavorare) avviene puntuale come lo scorrere delle lancette sull'orologio...è alienato!
Apro il mio vecchio libro di sociologia e leggo: l'alienazione si può definire come una condizione nella quale gli uomini sono dominati da forze che essi stessi hanno creato e che si contrappongono loro come forze alienate.
Karl Marx
Il lavoro resta esterno all'uomo, cioé non appartiene al suo essere;...l'uomo quindi non si afferma nel suo lavoro, bensì si nega... In esso egli non appartiene a sé, bensì ad un altro. Rapporto ch'è il rapporto dell'uomo con le sue proprie attività come estranea, non sua, l'attività come passività, la forza ch'è debolezza, la generazione ch'è impotenza, l'energia fisica e spirituale propria dell'uomo, la sua vita personale... come un'attività rivolta contro lui stesso, da lui indipendente, a lui non appartenente.


L'uomo spesso è sconvolto da incubi nei quali appaino visioni terrificanti che opprimono il suo libero arbitrio, ma cosa rappresentano?
Continuo a leggere Karl Marx.
Le ideologie - le immagini nebulose che si formano nel cervello dell'uomo - sono in tutte le loro espressioni - morali, religiose, metafisiche ecc., necessarie sublimazioni del processo materiale della loro vita, empiricamente constatabile e legato a presupposti materiali. Funzione dell'ideologia è in questa prospettiva legittimare i rapporti di dominio che caratterizzano lo stato di cose presente, tanto che le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti, facendo leva nel contempo alla presa di coscienza della propria condizione da parte dei dominati.


Ad un tratto appare una blatta...
Perchè proprio una blatta? - mi chiedo -
mumble mumble
Vediamo un pò...
Come potrebbe essere rappresentato graficamente un virus?
Personalmente, quando il mio computer viene colpito da un virus informatico lo immagino in preda ad una colonia di formiche fameliche...quando invece mi ammalo, il mio immaginario di fanciullo ricorda gli episodi della serie tv "Siamo fatti così" e anche in questa circostanza rappresento il virus con sembianze insettoidi...
Sono pazzo?
Torniamo alla blatta e ipotizziamo sia un virus, uno di quelli che destabilizzano un organismo.
La sua apparizione manda in tilt l'efficientissimo sistema che conosciamo, tanto che il protagonista è catapultato fuori in un ambiente a lui sconosciuto che lo terrorizza.
Non mi basta...
Chiedo ancora aiuto a Marx:
La storia di ogni società umana sinora esistita è storia di lotta di classe. Ogni classe dominante ha nel suo meccanismo esistenziale il virus (la blatta?) che ne decreterà l'estinzione e la naturale nascita di un nuovo rapporto di potere tra classi.


L'uomo è ora fuori dal sistema che da un lato l'alienava, ma dall'altro lo proteggeva. Da cosa? Dalle responsabilità, dalle decisioni, dalla presa di coscienza di sé.
E' fuori.
In questo nuovo ambiente ha la fortuna di incontrare un suo simile, una donna, che gli insegna, o dovrei dire gli ricorda, come si vive.
Un pò alla volta entrambi si spogliano sia delle vecchie abitudini che delle vecchie tute che gli impediscono il contatto col proprio corpo...tutto cambia ad eccezione dell'ancor presente casco che impedisce un vero e proprio contatto tra i visi.
Perchè il casco è ancora lì? Perchè non se ne liberano?
Il casco è forse il simbolo dell'ancora presente coercizione della società sull'individuo? Si può vivere in libertà senza essere dipendenti da nulla?
Il nostro uomo non riesce a liberarsi dal suo "essere socialmente costruito" e in preda ad un raptus di follia uccide a pugni la donna, la sua donna, colpevole di averlo condotto alla disobbedienza.
I pugni si scagliano con forza e rabbia sul casco della donna e, uno dopo l'altro, ditruggono la maschera di vetro...
E' in questo momento che l'uomo vede il volto umano della sua compagna, è in questo istante che prende coscienza di quello che è realmente, è in questi attimi che decide di mettere in scena il suo gesto estremo: il suicidio!

Ma.... non può morire...
L'esistente sistema sociale è programmato affinchè ogni uomo torni alle sue funzioni primarie in una nuova versione di se stesso...
La morte non è contemplata!
Tutto sembra essere tornato alla normalità in quella stanza/cella che abbiamo conosciuto nella prima pagina.
Ma non è così!
L'uomo sembra avere ricordi del suo passato recente pre suicidio, e per la prima volta noi lettori possiamo vedere i suoi occhi dietro la superficie riflettente del casco...
La valigetta, la stessa già apparsa all'inizio del racconto, che dalle parole del protagonista sembra essere l'ultima ancora di salvezza in caso di crisi....la valigetta deve essere aperta!
E così è....
L'uomo scompare...
La stanza ci viene mostrata vuota...
La valigetta è sul letto....aperta...

Philipp Dick si chiederebbe: la realtà esiste in funzione della nostra soggettività o tutto smette di essere nel momento in cui noi non ci siamo più?



Ultimo appunto:
Ponticelli sceglie di mostrarci le sue tavole in scala di grigi...è casuale?
E se invece fosse una critica all'attuale società? Agli individui che la compongono?
George Simmel:
L'uomo blasè vede tutte le cose in una totalità per così dire opaca e grigia e le sente indegne di suscitare una reazione. Se nell'intimo dell'uomo si è stabilita la convinzione che si possano ottenere tutte le possibili varietà della vita per l'equivalente somma di denaro, egli diventerà necessariamente blasè

sabato 8 novembre 2008

Il campo dell'arcobaleno - Nijigahara Holograph -


300 pag; 9.90euro; Planet Manga

Parlare di questo manga è difficile quasi quanto leggerlo.

E’ impossibile cogliere tutte le sfumature narrative, i segni grafici, i segnali di stile e le metafore in esso presenti dopo una sola lettura, ma è altrettanto impossibile per me parlare dei suoi protagonisti!

Inio Asano si diverte a miscelare cultura giapponese e fenomeni sociali post-moderni, riesce con maestria a rendere visivamente l’eterna dicotomia interna alla società del sol levante: il conflitto tra antico e moderno, tra credenza popolare e realtà quotidiana, tra società naturale e società industriale.

Per questo motivo mi pare giusto indicare come unico e solo protagonista di Nijigahara Holograph il TEMPO inteso come disagio sociale ed esistenziale al quale nessuna individualità può sfuggire.

I personaggi di NH hanno difficoltà nel comunicare le proprie emozioni, si sentono degli incompresi e non possono fare altro che mostrare il loro IO attraverso gesti parossistici come la violenza fisica piuttosto che sessuale o dialettica o gestuale. Questi personaggi sono prigionieri della ciclicità del tempo socialmente inteso come fugace e impossibile da interiorizzare, sono costretti a vivere seguendo delle regole imposte dall’ambiente culturale nel quale vivono nella più totale infelicità. Chi riesce a vivere uscendo fuori dagli schemi è temuto, emarginato e violentato perché può essere la causa destabilizzante dell’ordine sociale ottenuto.

Tutti vittime dello stesso sistema, tutti incapaci di comprendere la bellezza di un mondo in cui ogni cosa sembra durare non più che un istante….come un meraviglioso arcobaleno dopo un temporale, come i colori gioiosi e vitali delle ali di una farfalla la cui vita non potrà mai durare abbastanza!

Inio Asano ci mostra la suo visione di una società giapponese cinica, violenta e disillusa ma lascia comunque aperto uno spiraglio di mutamento che si manifesta solo nell’ultima tavola, nella quale è rappresentata la ciclicità del tempo che - unita al significato simbolico della farfalla - rende l’idea che piccole variazioni delle condizioni iniziali possano nel tempo portare a grandi cambiamenti nel comportamento degli individui e quindi nell’intero sistema (teoria del caos).